Te Deum, gli auguri di un felice 2011 alla scoperta del nostro personalissimo tesoro.

Impegnati a pensare a cosa ci avrebbe portato l’anno nuovo, molti di noi si sono dimenticati di ringraziare il Signore per quello che ci ha dato lo scorso anno e tutti gli anni della nostra vita. Pur avendolo fatto nel segreto dell’anima, anche io, come tanti, ho fatto gli auguri pensando al futuro, senza attingere nello scrigno della memoria tanti Suoi benefici. Per questo oggi voglio pregare così (TE DEUM), immergendomi nell’eterno presente di Dio. Sicchè, da umile scriba, colgo l’occasione per riportare il bellissimo ed esaustivo articolo di Stefano Salerno (Pubblicato: Dec 31, 2010 su http://www.siciliatoday.net/):

La Chiesa nella messa vespertina del 31 dicembre canta il Te Deum, inno antichissimo di ringraziamento al Signore per l’anno appena trascorso. I Cristiani chiudono l’anno e si accingono a vivere quello successivo ringraziando Dio perché tutto è un dono, e la vita in primis è un dono davvero inestimabile anche quando siamo abituati a dare tutto per scontato, per dovuto.
Si chiude un anno ricco certamente di avvenimenti, dolori, sentimenti, speranze, delusioni; la Chiesa con la sua sapienza ci invita a cantare con essa questo inno, in qualunque condizione ci troviamo oggi ci pone dinanzi la possibilità di vivere in una nuova ottica: quella della benedizione ossia del dire bene di Dio e del prossimo.
Il Te Deum ci invita ad entrare più in profondità nelle pieghe della nostra storia, abbandonando una visione spesso superficiale e ad improntare un bilancio globale complessivo di questo 2010 e di tutta la nostra esistenza, prendere in mano ciascuno la propria vita per scorgervi un filo conduttore: anche nei fatti più “brutti” si nasconde un disegno divino paterno.
Forse siamo un pò tutti abituati a lamentarci sempre, a concentrare le nostre attenzioni su ciò che è scomodo che fuoriesce dai nostri progetti attribuendone le responsabilità a chi ci sta accanto e più o meno velatamente a quell’entità superiore che identifichiamo con Dio.
Forse siamo abituati a ricercare la nostra felicità in un altra vita, in una diversa dalla nostra, perchè quella che viviamo in fondo non sappiamo accettarla.
Come nella nota storia chassidica di Eizik figlio di Yankel, che da Cracovia va a Praga per cercare un tesoro che secondo un sogno sarebbe celato in un punto preciso delle mura del palazzo reale di Praga. Mentre nottetempo cerca il punto esatto, una guardia lo vede e lo ferma. Egli spiega le ragioni del suo bizzarro comportamento, e la guardia gli risponde “Lascia perdere, mio caro, non correre dietro ai sogni. Pensa, se io dovessi seguire i miei, dovrei andare a Cracovia a cercare la casa di un certo Eizik figlio di Yankel, sotto il cui pavimento giacerebbe un tesoro”. Eizik, colpito, torna a casa, e trova il tesoro.”””

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