III Domenica delle ferie del Tempo Ordinario – Anno A : Mt 4,12-23

«Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1)

Meditazione del giorno

Lanspergo il Certosino (1489-1539), religioso, teologo

Discorsi,  5 ; Opera omnia, 3, 315-317

Fratelli, nessuno ignora che tutti siamo nati nelle tenebre e vi siamo vissuti per un tempo. Facciamo però in modo di non rimanervi, ora che è sorto per noi il sole di giustizia (Ml 3, 20)…Cristo è venuto « per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace » (Lc1,79). Di quali tenebre parliamo ? Quanto si trova nell’intelligenza, la volontà, la memoria e non è Dio, né ha la sua origine in Dio, cioè quanto in noi non è per la gloria di Dio e fa come uno schermo fra Dio e l’anima, è tenebra… Perciò Cristo avendo in lui la luce, l’ha portata a noi, perché potessimo vedere i nostri peccati e odiare le nostre tenebre. Veramente, la povertà che egli ha scelta quando non ha trovato posto nell’albergo è proprio per noi la luce nella quale possiamo fin d’ora conoscere la beatitudine dei poveri in spirito, ai quali appartiene il Regno di Dio (Mt 5,3).

L’amore che Cristo ha dimostrato consacrandosi alla nostra istruzione e esponendosi a sopportare per noi le prove, l’esilio, la persecuzione, le ferite e la morte di croce, quell’amore che infine l’ha condotto a pregare per i suoi carnefici, è per noi la luce per mezzo della quale possiamo imparare anche noi ad amare i nostri nemici.

Parola – Prima lettura Is 8, 23-9,3
In passato il Signore umiliò la terra di Zabulon e la terra di Neftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e il territorio dei Gentili.

Riflessione
Oggi pure esistono malati, poveri, perseguitati che vivono nelle tenebre e si dibattono fra momenti di disperazione e attimi di speranza. Guardano a noi credenti e ci chiedono, in modo esplicito o anonimo, se abbiamo una parola di salvezza per loro. Sperano di vedere in noi il segno di quel «Qualcuno» che ha veramente la possibilità di risolvere il loro problema di fondo. È questo il compito profetico che ci siamo assunti, quando abbiamo accettato il nostro battesimo.

Parola – Seconda lettura 1Cor 1, 10-13.17
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di intenti.

Riflessione
Se facciamo parte di un gruppo o di un’associazione ecclesiale, interroghiamoci se viviamo questa nostra esperienza con spirito universale di chiesa. Il gruppo deve darci la carica, per metterei al servizio di tutti; non può chiuderci come in un ghetto.

Parola – Vangelo Mt 4, 12-23
Gesù … venne ad abitare a Cafarnao … perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia … Vide due fratelli … e disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini»;. Vide… Giacomo e Giovanni … e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

Riflessione
Facciamo fatica ad accettare l’imprevisto di Dio. Secondo noi Dio dovrebbe fare questo e quest’altro, emarginare determinate categorie di persone ed esaltarne altre. Non sono i meriti dell’uomo che ottengono la risposta di Dio come un salario; sono le povertà che invocano la sua misericordia come un dono. Anziché passare a un vaglio stretto i comportamenti di Dio, sarebbe più giusto e produttivo che ci ponessimo con prontezza e fede alla sequela di Cristo, che ci chiama ogni giorno ad uscire dal nostro immobilismo. Se poniamo debita attenzione, ci rendiamo conto che Gesù rivolge a noi uno sguardo che diviene messaggio e proposta di comunione. Molte volte abbiamo paura a lasciarci guardare da Cristo. Ci accontentiamo di guardarlo noi a «nostro modo», perché è meno compromettente. Rischiamo in tal modo di rimanere sempre sulla vecchia sponda..

(fonte: www.laparola.it)

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