IV Domenica delle ferie del Tempo Ordinario – Anno A : Mt 5,1-12

« Di essi è il regno di Dio »

« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli ». Sì, beati coloro che rigettano i fardelli senza valore, pur pesantissimi, di questo mondo ; coloro che non vogliono più diventare ricchi, se non per possedere il Creatore del mondo, e lui solo, per lui solo ; coloro che sono come la gente che non ha nulla e invece in lui possiedono tutto (2 Cor 6,10). Non possiedono forse tutto coloro che possiedono colui che tutto contiene e tutto dispone, coloro la cui « parte e il cui possesso » è Dio (Num 18,20) ? « Nulla manca a coloro che lo temono » (Sal 33,10). A loro, Dio dà quanto sa che è loro necessario ; verrà un giorno in cui darà loro se stesso, perché siano nella gioia… Gloriamoci, fratelli, di essere poveri per Cristo, ma cerchiamo di essere umili con Cristo. Non c’è niente di più odioso del povero superbo, niente di più miserabile…

« Il regno di Dio, non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo » (Rm 14,17). Se dunque sentiamo così nel nostro intimo, perché non proclamiamo con fiducia che il Regno di Dio è dentro di noi (Lc 17,21) ? Ciò che è dentro di noi, è veramente nostro, perché nessuno può rapircelo contro la nostra volontà. Per questo motivo, quando proclama la beatitudine dei poveri, a ragione il Signore non dice : « Di essi sarà il Regno dei cieli », bensì « di essi è ». È loro non soltanto a motivo di un diritto saldamente stabilito, ma anche a motivo di un pegno assolutamente sicuro, di un’esperienza già fatta della beatitudine perfetta. Non soltanto perché il Regno è stato preparato per loro fin dalla fondazione del mondo (Mt 25,34), ma anche perché sono già entrati in suo possesso. Possiedono già il tesoro celeste in vasi di creta (2 Cor 4,7) ; portano già Dio nel loro corpo e nel loro cuore.

Beato Guerrico d’Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Discorsi per la solennità di Tutti i Santi, 3.5-6 ; SC 202, 503s

MEDITAZIONE QUOTIDIANA

(dal sito www.LAPAROLA.it)

Parola – Prima lettura Sof 2, 3; 3, 12-13Farò restare in mezzo a te, Israele, un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto di Israele … Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.

Riflessione
Dio stipula alleanza con i poveri, gli umili, i diseredati, quelli che non hanno mani per applaudire e voce sufficiente per protestare. Noi con chi ci alleiamo? Chi sono i privilegiati nella nostra comunità parrocchiale, nelle nostre associazioni o gruppi cristiani? Quanti «ultimi» fanno parte del consiglio pastorale e hanno un posto privilegiato in chiesa? Se troviamo il coraggio di rispondere con sincerità, si aprono davanti a noi ampi spazi per proseguire nella conversione evangelica.

Parola – Seconda lettura 1Cor 1, 26-31
Considerate la vostra vocazione, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti.

Riflessione
Se un gruppo di magnati della finanza si unisse per condurre una nuova società, e ottenesse risultati strabilianti, nessuno si meraviglierebbe. Ma se un’accozzaglia improvvisata di pezzenti, inesperti nel campo finanziario, si mettesse a fare loro concorrenza spietata, fino al punto da farli fallire, si griderebbe al miracolo. Dio non si accontenta che la chiesa e i credenti in lui compiano cose grandi, pretende da loro autentici «miracoli», perché solo così i distratti e gli indifferenti potranno rendersi conto della sua amorevole presenza nel mondo. Se cerchiamo alleanze potenti in campo sociale, politico ed economico potremo ottenere grandi risultati, ma non saremo in grado di compiere miracoli. Se accettiamo di essere poveri in spirito, Dio troverà spazio per compiere cose strepitose.

Parola – Vangelo Mt 5,1-12a
Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito … beati … ».

Riflessione
Un uomo che si proclamava cristiano e frequentava le funzioni religiose con assiduità, viveva in mezzo a persone praticamente miscredenti. Esse lo disprezzavano e lo ingiuriavano ogni volta che ne avevano occasione. Lui si consolava interiormente al pensiero che essere perseguitati per Cristo era un merito per il regno dei cieli. Questa serenità di coscienza rimase in lui fino al giorno nel quale «gli atei» ebbero l’opportunità di comunicargli che non ce l’avevano con lui in quanto credente e praticante, ma perché avaro, ingiusto, superbo e ipocrita. La beatitudine non attinge qualsiasi tipo di persecuzione, ma solamente quella sopportata ingiustamente e per il nome di Cristo.

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