19/06/2011, la SS. Trinità e San Francesco di Paola

Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore (1 Gv 4,8). Un aspetto poco conosciuto o forse trascurato (ma non meno importante e particolare) della devozione a […]

Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore (1 Gv 4,8).

Un aspetto poco conosciuto o forse trascurato (ma non meno importante e particolare) della devozione a San Francesco da Paola, riguarda lo sviluppo del suo culto in e ad opera di alcune particolari Confraternite: quelle della Santissima Trinità.

VITA ILLUSTRATA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

A differenza di quelle a lui intitolate, sorte chiaramente attorno alla sua figura ed in sua devozione, le Confraternite trinitarie si occupavano istituzionalmente di assistere i pellegrini e di riscattare gli schiavi, ed il culto più intenso lo tributavano e tuttora lo tributano al Mistero principale della Fede.

Questi elementi, però, non spiegano la loro relazione col nostro Santo; per comprenderla bisogna invece considerare la cosiddetta “visione delle tre corone”, che seguiamo nella narrazione sia del biografo – a noi contemporaneo – Padre Giuseppe Roberti, sia degli storici più antichi (vedi: San Francesco da Paola – Storia della sua vita – Roma 1963):

“Durante i lavori della chiesa di Paola, il Santo attendeva con alcuni operai all’erezione dell’altare maggiore. Un giorno, mentre gli altri compagni si erano recati a desinare, egli, come di consueto, rimase lì volendo usufruire di quel poco tempo libero per raccogliersi con maggior agio nella preghiera ed in breve, tanto rapito nell’estasi dei Misteri di Dio, si elevò nell’aria e apparve circonfuso da vivo bagliore. Quando i frati tornarono in chiesa, rimasero sulla soglia, colpiti dal più vivo stupore. Di lì, non visti, essi poterono ammirare lo spettacolo singolare di Francesco che aveva il capo sormontato da tre cerchi luminosi, disposti in modo da formare come una tiara splendidissima. Il Servo di Dio, ritornato all’uso dei sensi, girò intorno lo sguardo e, persuaso che nessuno lo avesse osservato, riprese tranquillo e soddisfatto il suo lavoro”.

I biografi del Santo non si sono preoccupati di segnalare la data di questa visione (di cui sono testimoni i suoi primi tre frati: Fiorentino, Angelo e Nicola), collocabile tra il 1435 e non oltre il 1445, anno in cui il Santo si trasferirà a Paterno Calabro, da dove proseguirà, poi, i suoi viaggi e la sua missione in diversi luoghi d’Italia e di Francia.

Come noto, egli fece vita eremitica. Nato nel 1416, morì presso Tours nel 1507. Ebbe carismi taumaturgici e profetizzò alcuni avvenimenti della sua vita, nonché l’elezione di Leone X (il Papa che lo Canonizzerà nel 1519, a cui disse: “Io sarò santo quando voi sarete Papa”).

Nel Marzo o ai primi di Aprile del 1483 frate Francesco transita per Genova (é ospitato dal Doge Battista Fregoso): é diretto a Tours, inviato per ordine del Pontefice a curare re Luigi XI, che é ammalato. Guardando il colle detto di Montesano, che si affaccia sul porto, preannuncia: “Lassù, piacendo a Dio, ben presto avremo un monastero, che si chiamerà di Gesù e Maria”. Cinque anni dopo, sulle alture del quartiere di Principe si diede inizio alla costruzione.

Per oltre un secolo e mezzo i primi religiosi (mandati dalla Francia), espletarono qui il loro apostolato, prima che la principessa Veronica Spinola patrocinasse nuovi lavori di rifacimento ed ampliamento di quello che diverrà l’attuale, frequentato Santuario della gente di mare, tuttora retto dagli stessi frati dell’Ordine detto “dei Minimi”, fondati appunto da San Francesco da Paola.

Accanto ad essi iniziarono a far riferimento dei laici che intendevano coadiuvarli e collaborare con loro, partecipando nel mondo del loro carisma. Fu l’inizio del Terz’Ordine (= laici associati ad un istituto religioso), tuttora operante, al cui apostolato si deve l’inizio della diffusione della devozione e della spiritualità paolane. Tale procedura contribuì a far conoscere la figura e le opere di questo santo così gratificato dalla Trinità anche presso altre associazioni e portò pure a costituirne di nuove (non necessariamente legate ai Minimi).

Tuttavia non é qui e non é questa la radice dello sviluppo del culto “paolano” che ci interessa analizzare. Genova ci interessa solo come punto di riferimento geografico, come primo e più qualificato luogo di irraggiamento per le nostre zone. Ma per chiarire del tutto il ricorrente nesso tra Francesco da Paola e la Trinità occorre ancora tornare alla narrazione della visione.

Il Padre Roberti deduce che Dio volle, con questa visione, accreditare in forma sensibile a Francesco la missione speciale: “… di mostrare in sé stesso la virtù di Gesù Cristo attraverso la triplice luce della mortificazione, dell’umiltà e del martirio …”. E non deve essere trascurata un’antica tradizione -riferita da parecchi biografi- secondo la quale Francesco in quell’estasi ebbe rivelata la Regola del suo Istituto, per la quale doveva rifulgere di un carattere tutto proprio, in una forma di vita e di azione che gli ha assicurato nella storia il merito di tre aureole: la verginità, l’apostolato ed il martirio.

Insomma: come si può vedere, gli argomenti toccati o sviluppati in queste narrazioni, o messi in luce dalla loro analisi o da appropriata esegesi degli studiosi, evidenziano sempre una matrice trinitaria: tre corone, tre virtù, tre caratteri

Quindi: qual’era il richiamo immediato, l’immagine che più chiaramente poteva venire focalizzata (prima ancora di pensare ai suoi significati)? Senz’altro ci si poteva ricondurre alla Trinità ed anzi, certe raffigurazioni iconografiche ritraggono proprio il nostro Santo ai piedi della Trinità che, addirittura, é essa stessa a presentargli una tiara (= corona pontificia, composta da tre corone sovrapposte), come, ad es., si vede nella tela della cappella del Collegio “Emiliani” di Genova-Nervi.

Più semplicemente, la visione delle tre corone ben presto identificò San Francesco da Paola come santo della Trinità. Questo ne diffuse straordinariamente la devozione in direzione delle Confraternite della Trinità che, a loro volta, divennero “canale speciale” di ulteriore propagazione soprattutto del suo culto (cui esse possono provvedere, essendo il culto uno dei loro scopi peculiari ed avendo mandato ufficiale di compierlo in nome della Chiesa). Data la loro funzione di assistenza ai pellegrini ed i collegamenti esistenti tra le Confraternite per gestire questo servizio, non fu difficile avere agili canali di trasmissione per far conoscere questo santo cui si era accumunati dalla stessa spiritualità.

Tuttavia ciò non avvenne in modo immediato ed unitario, perché occorre considerare che:

– la diffusione del culto di San Francesco da Paola nelle Confraternite della Trinità é subordinata al fatto che esse sono già in qualche modo inquadrate nella dinamica del loro omonimo Ordine religioso, di cui sono emanazione (cosa che, del resto, accade anche per le Confraternite “paolane” nei loro rapporti con l’Ordine dei Minimi, ed anzi, in questo caso ciò avviene in modo diretto, senza intermediazione di una Arciconfraternita, cioé di una “casa-madre” confraternale, com’é invece nel caso della Trinità);

– l’Arciconfraternita Madre della Trinità venne fondata in Roma, da San Filippo Neri, nel 1548 e solo dalla seconda metà del XVI sec. iniziano le aggregazioni (= registrazioni) ad essa di altre Confraternite aventi medesimi titolo o finalità (quelle preesistenti dipendevano e dipendono direttamente dall’Ordine Trinitario, ma mediante modalità differenti);

– la presenza di Confraternite trinitarie in luoghi rivieraschi, infine, incontra una devozione popolare che spesso ha già eletto il nostro Santo a Patrono (visti alcuni suoi fatti prodigiosi operati in ambiente marinaro, che lo porteranno ad essere proclamato, appunto, protettore della gente di mare).

Non si deve comunque trascurare che nelle chiese “paolane” era usanza inserire (sull’altare oppure nella mensa o anche sopra la pala) opere a carattere trinitario (ad es. nella chiesa del convento dei Padri Minimi di Borghetto Santo Spirito -Savona- in cui era eretta la Confraternita Trinitaria), e l’opposto accadeva nelle chiese “trinitarie”. In entrambi i casi si trattava sia di ricordare il Mistero principale di Dio e sia di evidenziare che Francesco era stato ammesso alla sua contemplazione già quand’era su questa terra. Questo valeva piuttosto per le chiese rette dai religiosi, in particolare per quelle dell’Ordine dei Trinitari, al quale -come s’é visto- sono tuttora legate le omonime Confraternite. Non si può dire che lo stesso procedimento fosse costantemente applicato nelle chiese sedi delle Confraternite, però esso costituì un buon metodo di riferimento ed anche un buon modo con cui la cultura materiale ha lasciato segni e testimonianze ben precise.

Dopo questa ampia premessa chiarificatrice si possono esaminare esempi concreti e tuttora vivi che dimostrano la notevole e benigna recezione della devozione e del culto a San Francesco di Paola e come ciò si fissò in diverse realtà (tralasciamo quanto fecero i singoli fedeli, dato l’indubbio ruolo che -a livello comunitario- ebbero piuttosto le associazioni come le Confraternite, capaci anche di adeguata collocazione e celebrazione liturgica di questa devozione, come si é osservato).

Nella Basilica-Santuario della gente di mare in Genova, la visione delle tre corone é affrescata sul medaglione della volta dell’accesso laterale destro. Partendo idealmente da qui, si possono fare alcune “tappe” in varie località delle valli dell’Oltregiogo.

Superato il Passo della Bocchetta ed entrati in Gavi, poco dopo il ponte sul Lemme ecco l’Oratorio dove é esposta alla venerazione dei fedeli (é la pala dell’altare maggiore) la tela raffigurante San Francesco da Paola e San Filippo Neri rivolti verso la Trinità. Il 15 Maggio 1601 i Terziari di San Francesco da Paola di Gavi (ecco una loro realizzazione, come segnalato all’inizio) presentarono all’Autorità Diocesana una supplica per istituire la Confraternita sotto l’invocazione della Trinità, tuttora operante, che in detto Oratorio ha sede (la quale venne quindi aggregata alla propria omonima Arciconfraternita-madre nel 1609).

L’altare laterale destro dell’artistico Oratorio della Trinità in Serravalle Scrivia é dedicato al nostro Santo e la locale Confraternita (trinitaria) tuttora lo celebra nella prima domenica di Aprile.

Lungo la storica ed importante Via del Sale, in val Borbera, gli é dedicato un altare nella chiesa Parrocchiale di Rocchetta Ligure. In questo caso, però, più che i viandanti o le Confraternite, poterono gli stessi Spinola, signori del luogo, che così come patrocinarono l’ampliamento del Convento di Genova, diffusero pure la figura di questo Santo in altre località.

Per arrivare in questa località i mulattieri ed i viandanti transitavano per Vobbia, capoluogo della omonima valle (laterale alla valle Scrivia). Ivi, nella chiesa parrocchiale c’é un altare dedicato al nostro Santo, in paese opera tuttora una storica Confraternita Trinitaria, ma la cosa più interessante é forse il fatto che nel 1716 prendeva i Voti religiosi nel Convento Minimo di Genova il Padre Ignazio Beroldo (cognome tipico locale) da Vobbia, appunto. Questo dimostra (e sarebbe bello che ciò continuasse!) come l’esempio dei santi fa nascere vocazioni di cui le Confraternite furono spesso la fucina o comunque il luogo di maturazione di questa chiamata. Sembra invece meno probabile che fosse padre Beroldo a zelare l’erezione di tale altare (*).

Nel minuscolo borgo di Vargo (presso Stazzano, all’imbocco della val Borbera) esiste una Confraternita della Trinità che custodisce una reliquia di San Francesco da Paola, e questa è una cosa abbastanza originale se si pensa che le reliquie del nostro santo non sono poi molte, dopo gli atti vandalici che subirono quando il suo corpo era sepolto a Tours. Tuttavia appare chiaro come anche nei luoghi più sperduti si sapesse bene chi erano i santi patroni pertinenti, di conseguenza si faceva tutto il possibile per procurarsi una loro reliquia, sia per motivi di devozione che di prestigio dell’ente che la possedeva.

Il nostro Santo é riprodotto in tele esposte attualmente in due chiese (San Pietro e Collegiata) del centro storico di Novi Ligure, ma anche qui esisteva un insigne Confraternita Trinitaria, attualmente, purtroppo, estinta. Ecco che San Francesco da Paola -affrescato sulla facciata dell’Oratorio della Trinità di Pozzolo Formigaro- pure in questa località continua a vegliare sui passanti, forse ignari del motivo di tale sua presenza.

Sempre nella Bassa Valle Scrivia, é il caso di ricordare che é stata resturata la pala raffigurante San Francesco da Paola, esposta alla venerazione su di uno degli altari laterali della Collegiata di Castelnuovo Scrivia. L’attuale Confraternita di San Desiderio nacque dalla fusione delle preesistenti Confraternite cittadine (una delle quali era dedicata alla Trinità): spesso le Confraternite avevano il proprio “altare di rappresentanza” nella chiesa principale della comunità e questo può spiegare il perché di una simile presenza in luoghi diversi ed apparentemente inaspettati.

Anche a San Sebastiano Curone, nella valle omonima, sempre nell’Oratorio di una Confraternita della Trinità é esposta alla venerazione dei fedeli una pregevolissima statua di San Francesco da Paola, opera del rinomato scultore Francesco Montecucco o, forse, addirittura dell’ancor più insigne Domenico Bissoni. Questa statua é particolare perché presenta il nostro Santo che reca in testa le tre corone (se non si conosce la storia della visione delle tre corone e se non si nota l’abito da religioso, si può esser tratti nell’errore di scambiarlo per un Pontefice). Per una vasta zona di territorio non risulta esserci in nessun altro luogo una raffigurazione del genere. Non é comunque un caso -come si é visto dagli elementi del culto di questo santo- che questa statua, originariamente custodita nella locale cappella del Palazzo De Ferrari, sia stata ricollocata proprio nell’Oratorio della Trinità e non altrove.

Nella limitrofa Val Grue, a Garbagna, nel Santuario della Madonna del Lago, un’altra tela ripropone questo Santo Taumaturgo (naturalmente, nemmeno a dirlo, anche in questo luogo opera tuttora una Confraternita della Trinità).

A Tortona, infine, fino al XVII sec. esisteva un Convento dei Padri Minimi (all’incirca nell’isolato di Piazza Duomo); era eretta la Confraternita della Trinità nella chiesa di Loreto (ma già in epoca medioevale una comunità religiosa era insediata nel “complesso della Trinità”, presso l’attuale Via San Marziano); ed un quadro raffigurante San Francesco é ancora esposto attualmente nella chiesa di San Rocco, sede della Confraternita della Misericordia (chissà come e perché ci é arrivato!). Probabilmente ci sono connessioni, non ancora riscoperte, anche tra queste tre realtà.

In conclusione tutta questa rassegna vorrebbe proporre alcune riflessioni.

La prima é che questa presenza del Santo Taumaturgo Paolano non può e non deve essere solo accettata in modo passivo. Grava sulle Confraternite e sui loro Assistenti Spirituali (anche mediante rinnovati contatti con i religiosi Minimi) il preciso compito, pure in questo caso, di ricomprenderne e riattualizzarne il messaggio, se questa presenza é ormai solo accettata e non ne viene più approfondita la proposta cristiana di cui é portatrice. Una delle caratteristiche del cristiano é la gioia (ed inoltre, il Fondatore dell’Arciconfraternita della Trinità, San Filippo Neri, é definito “il Santo della gioia” per eccellenza): allora non sarebbe il caso di riappropriarsi della festa cristiana (e cioé dei suoi significati, contenuti e modalità) e di tornare a festeggiare San Francesco da Paola in questa maniera?

In secondo luogo la visione delle tre corone testimonia la fede e l’umiltà che consentirono a San Francesco da Paola di ricevere tale prezioso attestato della benevolenza divina e gli diedero forza per non cedere alle tentazioni di potere e vanità. Questo é un esempio da tenere presente ed imitare.

Infine occorre ricordare l’impronta penitenziale dell’Ordine dei Minimi: essa deve servire di incitamento alle Confraternite per il recupero di una corretta pratica penitenziale (scopo che le ha caratterizzate fin dalle origini).

Non possiamo che invocare con fiducia l’intercessione di questo Santo, affinché ci aiuti nella “navigazione” tra le vicende umane, orientati sempre verso Dio.

Gian Paolo Vigo: Confraternite Trinitarie

NOTA:

(*) cfr. le ricerche effettuate da Maria Ratto negli archivi parrocchiali, e le sue opere: “L’Oratorio di Vobbia” (1982) e “La chiesa parrocchiale di Vobbia” (1998): quest’ultima opera è sevita solo di riscontro, essendo stata edita da poco (il mio presente articolo era già stato stampato da due anni).

N.B.: Lavoro apparso sul bollettino del Santuario di San Francesco da Paola di Genova, nr.° 5/1988; riveduto ed ampliato completamente dopo il 2° Convegno Internazionale di studio su “Fede, pietà, religiosità popolare e San Francesco da Paola” (Paola, 7-9.12.1990, vedi Atti pubblicati dalla Curia Generalizia dell’Ordine dei Minimi nel 1992); pubblicato quindi (nella sola parte storica) da “Novinostra”, rivista della Società Storica del Novese, nr.° 3/1996.

TRINITA’ DI ANDREJ RUBLEV, MOSCA 1411

Mio Dio, Trinità che adoro,
aiutatemi a dimenticarmi interamente,
per fissarmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità;
che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile Bene,
ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero.
Pacificate la mia anima,
fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del riposo;
che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede,
tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice.

O mio amato Cristo, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa del vostro Cuore;
vorrei coprirvi di gloria e vi chiedo di rivestirmi di Voi stesso,
di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra Anima,
di sommergermi, d’invadermi, di sostituirvi a me,
affinché la mia vita non sia che un’irradiazione della vostra vita.
Venite nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarvi;
voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da voi.
Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze,
voglio fissare sempre Voi e restare sotto la vostra grande luce.
O mio Astro amato,
incantatemi, perché non possa più uscire dallo splendore dei vostri raggi.

O Fuoco consumatore, Spirito d’amore,
scendete sopra di me,
affinché si faccia della mia anima come un’incarnazione del Verbo,
ed io sia per Lui un’aggiunta d’umanità nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

E Voi, o Padre,
chinatevi sulla vostra piccola creatura,
copritela con la vostra ombra, e non guardate in lei che il Diletto
nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze.

O miei TRE, mio Tutto,
mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo,
mi consegno a Voi come una preda.
Seppellitevi in me, perché io mi seppellisca in Voi,
in attesa di venite a contemplare, nella vostra luce,
l’abisso delle vostre grandezze.

(Beata Elisabetta della Trinità Catez)

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