XXIII DOMENICA – Anno A

Letture: Ez 33,1.7-9   Sal 94  Rm 13,8-10   Mt 18,15-20

«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»

Il tema centrale delle letture di questa domenica è la carità fraterna. Quale occasione, quindi, per magnificare le virtu del nostro santo patrono parrocchiale e di alcuni capitoli della Regola del T.O.M. che ben si attagliano all’odierna Parola: austero con se stesso, Francesco di Paola era generoso ed accondiscende con tutti gli altri e in particolare di specchiata prudenza in tutte le sue azioni. Era benigno e servizievole con tutti sia con i secolari che con i suoi stessi religiosi. …Affettuosamente paterno e tutto benigno era con gli umili ed i pentiti. Cercava di scusare i colpevoli…richiamava gli ostinati con parole dolci ed altri buoni espedienti….Amava quelli che lo perseguitavano…Non parlava mai male di nessuno. Odiava il vizio di tagliare i panni addosso, ed allontanava i maldicenti. In tutte le sue azioni aveva sempre sulle labbra la parola carità, dicendo: ”Facciamo per carità, andiamo per carità”. Francesco di Paola indica una via: la vittoria su se stesso, su quel nemico implacabile che è dentro di noi. [….] Occultò la sua personalità, la rimpicciolì per nascondere la potenza dei suoi prodigi, per insegnare come di tutto siamo debitori al Signore: di ogni bene, di ogni gioia, essendone Lui la prima unica fonte. San Paolo, nella seconda lettura, dice chiaramente: «Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge» (Rm 13,8). Egli insegna che i Comandamenti di Dio, come non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare, e qualsiasi altro comandamento, «si ricapitola in questa parola: amerai il tuo prossimo come te stesso» (Rm 13,9). Da ciò si capisce che ogni peccato, ogni trasgressione ai Comandamenti di Dio, è una mancanza di carità. Questo vale anche per i Comandamenti della purezza, ovvero il sesto e nono, in quanto, se si ama veramente il prossimo, si desidera vivamente il suo bene spirituale e lo si rispetta anche nel più piccolo pensiero.
Per questo motivo, sant’Agostino affermava: «Ama e fa’ quello che vuoi», nel senso che per chi ama veramente Dio e il prossimo diventa una esigenza osservare i Comandamenti di Dio, per lui non potrebbe essere diversamente; al contrario, quando prevale l’egoismo, allora la nostra volontà si oppone a quella di Dio e noi desideriamo ciò che Dio proibisce. San Paolo conclude questa breve lettura affermando che «pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,10).
Quando si parla di carità si parla sempre di una comunione di persone e di come queste devono rapportarsi tra loro nella comunità cristiana (Ekklesìa). Dio stesso è una Comunione di Persone: il Padre ama il Figlio, il Figlio ama il Padre, e l’Amore reciproco tra il Padre e il Figlio è lo Spirito Santo. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio, e, insieme, le tre divine Persone sono l’unico vero Dio. Le creature umane, create a sua immagine e somiglianza, devono riflettere questa Comunione divina d’amore. Per tale motivo, la prima cosa che Dio chiede alle sue creature è l’amore reciproco. Paradossalmente, proprio nel momento in cui si prende in considerazione il fatto che ci sia uno che sbaglia e che colui che sbaglia è un tuo fratello che sbaglia contro di te ed interrompe il fluire dell’amore reciproco, questo è il momento in cui la chiesa si mobilita; è il momento in cui la chiesa si mette in cammino; è il momento in cui la comunità dei credenti si muove. Gesù, nel brano del Vangelo di oggi, afferma con autorità: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20). Dove regna la carità, la vita in comune si trasforma in un Paradiso anticipato, e Gesù rimane tra di noi; ma, dove trionfa l’egoismo, l’esistenza umana preannuncia l’eterna perdizione.
Faremo rimanere Gesù in mezzo a noi se ci ameremo scambievolmente come Lui ci ha amati e se ognuno di noi cercherà non tanto di stare bene, ma di far stare bene il prossimo. Le letture di oggi ci indicano alcune forme di carità fraterna, ai giorni d’oggi poco praticate. La prima è quella della “correzione fraterna”, la seconda riguarda la “preghiera”.
La correzione fraterna è forse la carità più difficile da praticare. Nella prima lettura, Dio diceva al profeta Ezechiele che se egli non avesse richiamato il peccatore, questi sarebbe morto nei suoi peccati, ma il profeta avrebbe dovuto rendere conto della sua morte; se invece egli lo avesse messo in guardia, egli non sarebbe stato responsabile della sua perdizione. Così, nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù dice che guadagneremo un fratello se riusciremo a convertirlo dalla sua condotta perversa (cf Mt 18,15).
Queste parole devono farci riflettere seriamente. Quante volte noi, per non avere fastidi, non diciamo niente ai nostri fratelli che sbagliano e vivono lontani da Dio! Tuttavia, questo silenzio è pieno di responsabilità. Dobbiamo parlare, e la nostra parola sarà accolta solo se sarà unita all’umiltà e alla carità. Diversamente le nostre parole allontaneranno ancora di più le anime da Dio.
Dove le parole non arrivano, giunge la preghiera. Ecco la seconda forma di carità indicataci dal Vangelo di oggi. L’efficacia della preghiera, e soprattutto della preghiera in comune, è messa in luce da queste parole di Gesù: «In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà» (Mt 18,19).
E, ora, riportiamo – in breve – alcuni passi della Regola del T.O.M.:

“Allontanerete da voi tutto ciò che può recare male al vostro fratello. Di più, vi prodigherete nell’istruzione sapiente di coloro che sono affidati alle vostre cure, affinché sappiano bene operare, come pure non nutrirete sentimenti di odio, rancore e sdegno. Direte bene di coloro che dovessero parlar male di voi e pregherete per coloro che dovessero farvi del male. Per il bene della vostra anima, eviterete con tenacia il furto, la rapina, il prestito ad usura, ogni contratto illecito e qualunque forma di avarizia. Inoltre, poiché non viene rimesso il peccato se non si restituisce quanto è stato ingiustamente preso, cercherete di farlo al più presto.” (cap. 1). “Inoltre tutti voi, secondo le vostre possibilità, compirete le pie opere di misericordia a favore dei poveri, degli orfani, delle vedove e degli invalidi.” (cap. V). “… farete di tutto per comporre ogni sorta di liti che potessero sorgere tra i fratelli e tra le sorelle, e li condurrete amorevolmente alla vera concordia e alla pace. Avrete poi amore scambievole tra tutti e non temerete di chiamarvi tra voi fratelli e sorelle. Nelle vostre tribolazioni, avversità e infermità visitatevi scambievolmente e confortatevi nel Signore. Carissimi, queste sono le cose che vi esortiamo ad osservare quali mezzi di salvezza e che conducono per il retto sentiero alla vita eterna. Se, infatti, sarete fedeli nell’osservarle, il Signore sarà fedele nella ricompensa. …. alla fine possiate ricevere felicemente dalle mani del Signore, come benedizione perenne, la grazia e la gloria eterna.” (cap. 7)

Infine, metaforicamente, concludiamo con un racconto di Bruno Ferrero  “Cerchi nell’acqua”:

L’occhio del falegname

C’era una volta, tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l’assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio.
La seduta fu lunga e animata, talvolta anche veemente. Si trattava di escludere dalla onorata comunità degli utensili un certo numero di membri.
Uno prese la parola: “Dobbiamo espellere nostra sorella Sega, perché morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra”.
Un altro intervenne: “Non possiamo tenere fra noi sorella Pialla: ha un carattere tagliente e pignolo, da spelacchiare tutto quello che tocca”.
“Fratel Martello – protestò un altro – ha un caratteraccio pesante e violento. Lo definirei un picchiatore. E’ urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo!”.
“E i Chiodi? Si può vivere con gente così pungente? Che se ne vadano. E anche Lima e Raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche Cartavetro, la cui unica ragion d’essere sembra quella di graffiare il prossimo!”.
Così discutevano, sempre più animosamente, gli attrezzi del falegname. Parlavano tutti insieme. Il martello voleva espellere la lima e la pialla, questi volevano a loro volta l’espulsione di chiodi e martello, e così via. Alla fine della seduta tutti avevano espulso tutti.
La riunione fu bruscamente interrotta dall’arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al bancone di lavoro. L’uomo prese un asse e lo segò con la Sega mordace. Lo piallò con la Pialla che spela tutto quello che tocca. Sorella Ascia che ferisce crudelmente, sorella Raspa che dalla lingua scabra, sorella Cartavetro che raschia e graffia, entrarono in azione subito dopo.
Il falegname prese poi i fratelli Chiodi dal carattere pungente e il Martello che picchia e batte.
Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla. Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere. Per accogliere la Vita.

Dio ci guarda con l’occhio del falegname.

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