XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A – (Mt 18,21-35)

Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello? Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette Letture: Sir 27,30-28,7; Sal 102(103); Rm 14,7-9; Mt 18,21-35. Dopo aver […]

Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello? Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette

Letture: Sir 27,30-28,7Sal 102(103); Rm 14,7-9; Mt 18,21-35.

Dopo aver meditato domenica scorsa sulla correzione fraterna, la Liturgia di questa settimana mette in luce un altro aspetto della carità cristiana: il perdono. Gesù, conoscendo quanto ciò sia difficile alla natura umana, propone, come misura del nostro perdono, l’esempio stesso di Dio: questi perdona sempre e con generosità al peccatore che si pente. Il cristiano è chiamato ad imitare la condotta divina, per essere simile a Dio in ciò che costituisce la vera grandezza dell’amore.

Nel messaggio del perdono Francesco di Paola raccomanda:

”Fratelli, vi esorto e vi prego, deponete ogni odio e ogni inimicizia, guardatevi diligentemente dalle parole più aspre e, se ne uscissero dalla vostra bocca, non vi rincresca trarne rimedio dalla stessa bocca da cui vennero inferte quelle ferite. E così perdonatevi a vicenda e poi non pensate più al torto ricevuto. Il ricordo, infatti, dell’offesa ricevuta è complemento di furore e riserva di peccato, odio della giustizia, freccia arrugginita, veleno della mente, distrazione della preghiera, lacerazione delle suppliche rivolte a Dio, alienazione della carità, chiodo fisso nell’anima, iniquità sempre desta, rimorso continuo, morte quotidiana. Vivete in tal modo da ricevere la benedizione del Signore e la pace di Dio nostro Padre sia sempre con voi”. [….]

1. Il perdono ci porta alla pace
Affinché l’amore sia al disopra di tutto e la pace regni in ogni cuore, S. Francesco, che fu messaggero di pace tra le nazioni europee, esorta, come chiamati da Dio, a farsi operatori di vera pace e concordia: Inoltre tutti voi.., farete di tutto per comporre ogni sorta di lite che avvenisse tra confratelli e consorelle, e cercherete amorevolmente di riportare la vera concordia e la pace. (Regola del Terz’Ordine Cap. 7).

2. Il perdono è vita nuova
San Francesco raccomanda che il perdono, promosso e sostenuto da tutti i membri della comunità, deve essere reciproco fino a dimenticare l’offesa ricevuta: Perdonatevi scambievolmente in modo tale da dimenticare il torto ricevuto. (I Regola dei Minimi, cap. 10).

3. Il perdono ci fa vivere nella pace di Dio
Se perdoneremo anche a noi sarà perdonato. Se avremo vissuto nella pace e saremo stati operatori di pace, Dio sarà con noi. Amiamo la pace e conserviamola ad ogni costo, poiché – dice S. Francesco – siamo tutti figli del Dio della pace e dell’amore: Liberatevi dall’odio, dal rancore, dall’ira, dal desiderio di vendetta; benedite chi vi maledice e pregate per coloro che vi perseguitano. (Regola del Terz’ Ordine, cap. 2).

4. Il perdono che porta alla pace è un bene per cui immolarsi
Durante la battaglia, combattuta il giorno di S. Albino, il buon padre stette chiuso nella sua cella per ventidue giorni, mangiando soltanto due pani… e bevendo solamente acqua. (Anonimo, Vita di S. Francesco). Il 2 aprile 1507, venerdì santo, verso le dieci del mattino San Francesco di Paola si addormentò nel Signore. Sua ultima raccomandazione ai religiosi, che lo attorniavano, fu quella della concordia e della pace. (Processo Turonense, teste 38).

5. Il perdono si costruisce nella giustizia
Dite al magnifico Signore Luigi de Paladinis de Lecia che sia un buon cristiano e si preoccupi di amministrare stare la giustizia. (Processo Cosentino, teste 4).

6. Il perdono esige attenzione costante ai suoi problemi
Vi preghiamo di volervi occupare, con tutte le vostre forze e con attenzione, a tutto ciò che riterrete importante per salvaguardare la pace e la tranquillità di questa povera Italia, che non pensa ad altro che a trovare il modo di come difendersi dai nemici della religione cristiana. (Dalla Lettera di Ferrante d’Aragona, re di Napoli, a S. Francesco di Paola del 1483).

7. Il perdono comporta la scelta degli ultimi
Lebbrosi e malati di piaghe purulente e incurabili vennero da lui curati e risanati. I muti parlarono. Fastidi di malattie, ulcere, fistole alle gambe e in altre parti del corpo, con le sue preghiere furono curati e sanati. Molti furono preservati da pericoli e momenti critici di guerre e di battaglie, per terra e per mare, in carcere e in ogni altra tribolazione. (Anonimo, Vita di S. Francesco).

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