Carità

Il Santo della carità sociale

Francesco di Paola, fu, per scelta di vita, un eremita, che seppe entrare nel vivo di questi problemi, assumerli, portare il suo contributo alla soluzione di essi. I Vescovi italiani lo hanno definito: Santo della carità sociale.
Nell’emblema scelto per il suo Ordine religioso egli volle collocare la scritta “Charitas”. Un chiaro rimando all’amore che inscindibilmente collega l’impegno ad amare Dio e il prossimo, la propria congregazione e la propria terra, la Chiesa e il Regno, con la stessa passione, lo stesso fuoco, lo stesso ardore che si ritrova nella vita del Santo paolano. “A chi ama Dio niente è impossibile” è stato il motto del suo impegno più che lo slogan di una campagna pubblicitaria. Francesco nella sua vita ha sempre richiamato i suoi frati e quanti accorrevano a lui ad un amore ‘tradotto’ nei comportamenti di fedeltà alla legge di Dio, al prossimo, alla propria terra. L’origine della sua carità sta nell’impegno di penetrazione della storia, della terra, simboleggiato dal sue entrare nella grotta, ma sta anche nel coraggio di prendere i carboni ardenti in mano. Guai se continuiamo a fermarci solo all’icona del miracolo avvenuto di fronte al Legato pontificio. L’attualità di questo segno è nella forza di prendere in mano la storia, di caricarsi del problema, anche se scotta, anche se è spinoso. E’ stato il forte amore per la giustizia che ha spinto il calabrese a spezzare in faccia al Re di Napoli la moneta, mostrandogli che era impregnata di sangue, è il segno che l’uomo di Dio condivide la storia dei suoi fratelli, fi no in fondo, senza connivenze o annacquature. Egli la conosce, la condivide, la difende e ne annuncia la liberazione. I suoi costanti richiami alla legge di Dio: fuggire il male, vivere nel timore di Dio, amare gli ultimi, essere minimi perché cresca il Regno, La forza dell’uomo di Dio è nella contemplazione, nella passione folle di Dio per l’uomo. Così scriveva presentando a modello l’amore di Cristo: “pensate quanto infinito fu quell’ardore che discese dal cielo in terra per salvarci, che per noi soffrì tanti tormenti e subì la fame, il freddo, la sete”. La vita di san Francesco è costellata di episodi di accoglienza dell’altro, anche di chi lo ingiuriava, come quadri trasparenti di un amore che predicava con la vita prima che con le parole. Instancabile predicatore della conversione del cuore e del ritorno a Dio, si fece anche ambasciatore di pace in un momento storico in cui focolai e battaglie si registravano in diverse parti della terra: “amate la pace – scriveva ancora – perché è molto meglio di qualsiasi tesoro che
i popoli possono avere”. Egli ascrive l’amore a stile di vita, tanto che entra a pieno nella sua Regola che dona ai frati chiamati a vivere come modelli mansueti di umiltà, di pazienza e di carità.