Il parroco

Padre Giuseppe Currò nasce a Milazzo l’8 Dicembre 1967, entrato in Seminario nel 1988, viene ordinato sacerdote nella Cattedrale di Messina il 23 Settembre 1995. Don Giuseppe, inizia il suo mandato nell’Isola di Salina (ME), dopo un anno si trasferisce a Fondachelli-Fantina (ME) e dopo sette anni si trasferisce a Francavilla di Sicilia (ME) nella parrocchia di S. Maria Assunta.

Dopo poco più di 3 anni a Francavilla, il 3 Settembre 2006, Padre Giuseppe Currò lascia quella parrocchia e continua il suo mandato presso questa comunità.

VITA DA PARROCO
Il “parroco” sbaglia sempre…
“beato chi non si scandalizza di me” (Mt 11,6).
Se il parroco ha un volto gioviale è un ingenuo.
Se è pensoso è un eterno insoddisfatto.
Se è bello: “perché non si è sposato?”.
Se è brutto: “nessuno l’ha voluto!”.
Se va all’osteria è un beone.
Se sta in casa è un asceta sdegnoso.
Se va in “borghese” è un uomo di mondo.
Se veste con la “tonaca” è un conservatore.
Se parla con i ricchi è un capitalista.
Se sta con i poveri è un comunista.
Se è grasso non si lascia mancar niente.
Se è magro è un avaro.
Se cita il Concilio è un prete moderno.
Se parla di catechismo è un “tridentino”!
Se fa una predica lunga più di 10 minuti: è un parolaio.
Se fa una predica corta: non sa cosa dire.
Se alla predica alza la voce, grida e si arrabbia con tutti.
Se parla normale non si capisce niente.
Se possiede una macchina è mondano.
Se non ne possiede non segue il tempo.
Se visita i parrocchiani, gironzola e ficca il naso nelle loro cose.
Se sta in canonica, ama il distacco
e non va mai a visitare i suoi parrocchiani.
Se chiede delle offerte è avido di denaro.
Se non organizza delle feste la parrocchia è morta.
Se trattiene i penitenti a lungo in confessionale
dà scandalo o è interminabile.
Se nel confessionale è svelto non ascolta i penitenti.
Se incomincia puntualmente la Messa il suo orologio è avanti.
Se incomincia un tantino più tardi,
fa perdere il tempo a tutti.
Se fa restaurare la Chiesa fa spreco di denaro.
Se non lo fa lascia andare tutto alla malora.
Se parla con una donna si pensa subito di costruire un romanzo rosa.
Se vuol bene alla gente è perché non la conosce…
Se è giovane è senza esperienza.
Se è vecchio è ora che se ne vada in pensione.
E… se va altrove, in missione o se muore:
chi lo potrà sostituire…?

Il Sacerdote

Vive ed opera nel mondo, ma non appartiene al mondo.

E ‘ figlio di uomini, ma ha l’autorità di renderli figli di Dio.

E’ povero, ma ha il potere di comunicare ai fratelli ricchezze
infinite.

E’ debole, ma rende forti i deboli col pane della vita.

E’ servitore, ma davanti a lui si inginocchiano gli Angeli.

E’ mortale, ma ha il compito di trasmettere l’immortalità.

Cammina sulla terra, ma i suoi occhi sono rivolti al cielo.

Collabora al benessere degli uomini,

ma non li distoglie dalla meta finale che è il Paradiso.

Può fare cose che neppure Maria e gli Angeli possono compiere:

celebra la S. Messa e perdona i peccati.

Quando celebra ci sovrasta di qualche gradino,

ma la sua azione tocca il cielo.

Quando assolve rivela la potenza di Dio

che perdona i peccati e ridona la vita.

Quando insegna propone la Parola di Gesù:

“Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

Quando prega per noi il Signore lo ascolta,

perché lo ha costituito “Pontefice”, cioè ponte di collegamento fra Dio e i
fratelli.

Quando lo accogliamo diventa l’amico più sincero e fedele.

E’ l’uomo più amato e più incompreso; il più cercato e il più rifiutato.

E’ la persona più criticata, perché deve confermare con il suo esempio
l’autenticità del messaggio.

E’ il fratello universale, il cui mandato è solo quello di servire, senza
nulla pretendere.

Se è santo, lo ignoriamo;  se è mediocre, lo disprezziamo.

Se è generoso, lo sfruttiamo; se è “interessato”, lo critichiamo.

Se siamo nel bisogno, lo assilliamo;

se vengono meno le necessità, lo dimentichiamo.

E solo quando ci sarà sottratto comprenderemo quanto ci fosse indispensabile
e caro.

About the Author